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DECRETO 9 AGOSTO 2001, N. 362
Leggi e regolamenti

IL REGOLAMENTO DELLA LEGGE SULLA LIBERALIZZAZIONE DELLE ARMI AD ARIA COMPRESSA COMMENTATO DAL GIUDICE E. MORI

MINISTERO DELL'INTERNO - DECRETO 9 agosto 2001, n.362 - Regolamento recante la disciplina specifica dell'utilizzo delle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5 joule e delle repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo (Gazzetta Ufficiale Serie gen. - n. 231 del 4 ottobre 2001)

IL MINISTRO DELL'INTERNO
Visto il regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modifiche e integrazioni, con il quale è stato approvato il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza;
Visto il regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, con il quale è stato approvato il regolamento per l'esecuzione del citato testo unico;
Vista la legge 23 febbraio 1960, n. 186, e successive modifiche e integrazioni, concernente modifiche al regio decreto luogotenenziale 30 dicembre 1923, n. 3152, sulla obbligatorietà della punzonatura delle armi da fuoco portatili e successive modifiche ed integrazioni;
Vista la legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modifiche e integrazioni, concernente norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi;
Vista la legge 21 febbraio 1990, n. 36, e successive modifiche e integrazioni, concernente nuove norme sulla detenzione delle armi, delle munizioni, degli esplosivi e dei congegni assimilati;
Visto l'articolo 11 della legge 21 dicembre 1999, n. 526, concernente disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria 1999;
Visto l'articolo 27 della legge 29 dicembre 2000, n. 422, concernente disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria 2000;
Vista la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi;
Considerato che, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, della citata legge n. 526/1999, occorre adottare, con regolamento, una disciplina specifica dell'utilizzo delle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe sia corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5 joule;
Considerato che ai sensi dell'articolo 27 della citata legge n. 422/2000 le repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo, sono assoggettate, in quanto applicabile, alla disciplina vigente per le armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe sia corte, i cui proiettili "erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5 joule";
Rilevata la necessità di definire con apposito regolamento ed in conformità ai criteri di cui al comma 5 del citato articolo 11, la compiuta disciplina delle armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe sia corte, i cui proiettili erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5 joule e delle repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo, in conformità alle indicazioni contenute nelle citate leggi n. 526/1999 e n. 422/2000;
Sentito il parere della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi nelle sedute del 12 settembre, 27 settembre, 5 ottobre, 9 novembre, 5 dicembre 2000, 15, 27 marzo e 4 aprile 2001;
Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 4 giugno 2001;
Data comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 17 della citata legge n. 400/1988, con nota n. 27-12/A-7 in data 19 luglio 2001;

Adotta il seguente regolamento:

Commento:
Il Ministero non è legittimato ad emanare alcun regolamento per le armi ad avancarica; perciò ogni norma ad esse relativa è illegittima e non applicabile. È vero che la legge dice che le armi ad avancarica sono sottoposte, per quanto possibile, alla normativa sulle armi ad aria o gas compressi, ma la delega al ministero ad emanare un regolamento era limitata alle armi ad aria compressa e, per esse, esclusivamente a ciò che riguarda il loro utilizzo. Inoltre, molte delle leggi citate, oltre a vederle, avrebbero dovuto anche leggerle!


Art. 1.
Definizione

1. Le armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili sono dotati di un'energia cinetica, misurata all'origine, non superiore a 7,5 joule, sono armi con modesta capacità offensiva non assimilate alle armi comuni da sparo.
2. Le armi di cui al comma 1 possono utilizzare esclusivamente il funzionamento semiautomatico od a ripetizione semplice ordinaria e sono destinate al lancio di pallini inerti non idonei a contenere o trasportare altre sostanze o materiali.

Commento:
La legge non autorizza il Ministero a dare indicazioni tecniche sulla struttura delle armi ad aria compressa, ma solo a regolamentarne la situazione giuridica e il loro utilizzo, fermi i principi di legge e sistematici; autorizza poi la Commissione a dare l'unico giudizio di conformità previsto, che è quelle sulla conformità al limite di 7,5 Joule. È illegittima la norma che vieta il funzionamento automatico. Altrettanto illegittima la disposizione che i pallini devono essere inidonei a contenere sostanze. Inoltre è disposizione stupida e contraria alla volontà del legislatore perché si volevano liberalizzare, per quanto possibile, proprio le paint-ball i cui pallini contengono un innocuo liquido colorato. E del resto ogni corpo solido può essere bucato ed essere riempito con altri materiali. Quindi il requisito richiesto può apparire soddisfacente ad un vacuo giurista, ma è irrealizzabile sul piano oggettivo. Una volta autorizzato un tubo è ovvio che ci si farà passare ciò che si vuole. Sarebbe come se il Ministero dicesse che d'ora in poi le cerbottane non devono essere idonee a sparare frecce avvelenate!
Resta fermo comunque che non vi è limite di calibro, per cui si potranno avere strumenti che sparano pallini di piombo di 2 mm a 500 m/s oppure palle di piombo da 8 mm a 70 m/s; una pallina di plastica di un grammo (qualunque sia il suo diametro) potrà raggiungere la velocità di 120 m/s. Il guaio è che un pallino da 2 mm a 500 metri al secondo penetra per 3 cm nel legno e per 5 cm nel corpo umano e quindi è pericoloso. Ma i tecnici della Commissione consultiva di che cosa si intendono? Di leggi giustamente no, perché non sono giuristi; di balistica giustamente no, perché ci sono le formule matematiche. Ma se non se ne intendono, perché non chiedono consiglio a chi se ne intende?


Art. 2.
Verifica di conformità

1. La produzione e l'importazione delle armi di cui all'articolo 1 è subordinata alla preventiva verifica di conformità da parte della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi.
2. La verifica di conformità è effettuata sulla base dei disegni e delle caratteristiche indicate nella domanda ovvero sulla base dei prototipi ove ritenuto necessario.
3. La domanda succitata, conforme all'imposta di bollo, deve essere indirizzata al Ministero dell'interno, ufficio per l'amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza - Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale, e deve contenere le indicazioni relative alle generalità, se persona fisica e la ditta, la ragione o la denominazione sociale se impresa, del produttore e dell'importatore, il relativo domicilio o sede nonché le caratteristiche dell'arma, quali: tipo, denominazione, Stato o Stati in cui essa è prodotta o da cui è importata, calibro, numero delle canne e relativa lunghezza, lunghezza minima, sistema di funzionamento e ogni altra particolarità strutturale dell'arma. Il richiedente dovrà precisare se intende produrre o importare l'arma, indicandone in quest'ultimo caso la fabbrica e lo Stato di provenienza.
4. Alla domanda devono essere allegate:
a) una relazione tecnica, corredata di disegni costruttivi e fotografie relativi all'arma ed alle parti di essa, con sottoscrizione autenticata del richiedente a norma dell'articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
b) una certificazione dell'energia cinetica erogata, misurata all'origine, rilasciata dal Banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia, direttamente o a mezzo delle sue sezioni.
5. L'esibizione del prototipo o esemplare, ove ritenuto necessario, è effettuata a richiesta della Commissione. Nella domanda devono essere indicate le generalità della persona incaricata dell'esibizione e del ritiro del prototipo o esemplare eventualmente richiesto.
6. Le risultanze della verifica di conformità sono comunicate al soggetto richiedente di cui al comma 3 entro il termine di 120 giorni a decorrere dalla data di ricezione della domanda.
7. Alla procedura di cui ai commi precedenti, fatta eccezione per quanto previsto al comma 4, lettera a), soggiace altresì chiunque detenga le armi di cui all'articolo 1 iscritte nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo ed intende avvalersi della normativa contenuta nel presente regolamento.

Commento:
La norma è monca e stravagante. Se il Ministero ritiene che la dicitura "esegue controllo di conformità" gli attribuisce il potere di controllare caratteristiche tecnico-strutturali degli strumenti ad aria compressa, non può fare a meno di stabilire nel regolamento quali siano queste caratteristiche; altrimenti come fa il cittadino a "conformarsi" e come può la Commissione stabilire se egli si è conformato? Mi pare che anche una persona senza licenza elementare, arrivi a comprendere ciò.
Però il Ministero non ha affatto un tale esteso potere di controllo e la verifica di conformità come immaginata dal regolamento è illegittima: la legge non attribuisce alcun potere di controllare la struttura, la meccanica e le dimensioni dell'arma, ma solo che essa non superi i 7,5 Joule; e ciò proprio perché se lo strumento non li supera non è un'arma e non può essere oggetto di sindacato della Commissione, la quale deve accertare che non sia un'arma e non come viene costruita una non-arma. La conformità strutturale può essere determinata solo se la legge o la tecnica stabiliscono quale è il modello ideale a cui conformarsi. Che sciocchezza è, ad esempio, dire che la Commissione controllerà la lunghezza minima dell'arma? Non essendo arma non vi è né lunghezza minima né massima e non vi è nessuno divieto di modificarla come pare e piace, purché non si superi la potenza prescritta. E del resto neppure per le armi da fuoco è mai stata ipotizzata una misura minima, tanto che vi sono pistolette e revolver di 4 cm di lunghezza. Assolutamente fuor di luogo perciò la pesante e costosa richiesta burocratica di presentazioni di disegni costruttivi, prototipi e progetti dell'arma. Per quale motivo uno strumento di libera vendita, solo in Italia dovrà essere caricato di pesanti costi? La Commissione deve solo controllare che lo strumento non superi i 7,5 Joule e non rientri fra le armi comuni da sparo.
Comma 4 b. Come già anticipato all'art. 1, gli estensori, nella loro ignoranza tecnica, si sono dimenticati di stabilire come va misurata l'energia di uno strumento ad aria compressa che ovviamente varia a seconda del proiettile impiegato. Il regolamento avrebbe dovuto dire, ad esempio, che l'energia deve essere misurata con una proiettile sferico di piombo e che la velocità iniziale non può superare un certo valore. Il fatto poi di richiedere l'intervento del Banco di prova per la misurazione di un valore che è possibile fare con un apparecchietto da poche lire in qualunque laboratorio o armeria attrezzata o con una patata in casa propria, è pura fregola burocratica e volontà di scaricare ad altri lavoro e responsabilità. Era più che sufficiente l'autocertificazione. Si consideri che se il legislatore avesse voluto il controllo dell'energia da parte del Banco di Prova, lo avrebbe detto.
Comma 7. Il Ministero ha scelto la soluzione peggiore per coloro che già detengono armi ad aria compressa: i poveretti devono sottoporre le loro armi alla Commissione consultiva delle armi! Vale a dire che per liberalizzare una vecchia carabina o pistola del valore di poche decine di migliaia di lire, ogni cittadino dovrebbe munirsi di licenza di trasporto d'armi comuni (perché tale ancora sarebbe), spedirla a Brescia (ammesso che riesca nell'impossibile impresa di trovare uno spedizioniere abilitato a trasportare armi) e poi fare la domanda al Ministero. Il tutto con una spesa minima di almeno centocinquanta euro. E al Ministero, come sempre molto attenti ai diritti del cittadino, non è affatto venuto in mente che se in Italia vi sono diecimila carabine Diana mod. 25 non è affatto necessario che diecimila cittadini facciano diecimila domande ed inviino diecimila armi a Brescia, ma che è sufficiente scrivere da qualche parte che il mod. 25 ha potenza inferiore a 7.5 joule! Come sarebbe bastato stabilire che ogni detentore modificasse la propria denunzia con una autocertificazione sulla potenza dell'arma. Ma guai fidarsi dei cittadini, verrebbero meno i principi dello stato borbonico!
Su queste norme ha espresso il parere la Commissione per le armi: legittimo il sospetto che molti membri preferiscano che i cittadini buttino via le armi vecchie e comperino le nuove.
Una scelta così sciocca comporta una totale incertezza su ciò che accadrà in futuro a coloro che verranno trovati in possesso di strumenti ad aria prodotti prima dell'entrata in vigore di questo regolamento e non marchiati. Già vi sono numerose decisioni di giudici di merito assolutamente contrastanti; per alcuni questi strumenti rimangono armi ad ogni effetto; per altri divengono comunque strumenti liberi. La situazione non mi pare risolvibile sul piano interpretativo e penso bisognerà ricorrere al più presto alla Corte Costituzionale non essendo ovviamente ammissibile che per il possesso dello stesso identico oggetto una persona sia innocente e l'altra si prenda una condanna alla galera.


Art. 3.
Immatricolazione

1. Sulle armi di cui all'articolo 1 devono essere impressi i segni identificativi previsti dall'articolo 11, comma primo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, fatta eccezione per il numero di iscrizione nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

Commento:
La norma è illegittima. La legge stabilisce che gli strumenti ad aria compressa abbiano la matricola quale unica eccezione al principio generale secondo cui oggetti che non sono armi, sono del tutto liberi. Quindi il Ministero non può capovolgere la legge e dire che ci vogliono tutti i segni distintivi per le armi, salvo il numero di catalogo. Ma ci vuol tanto a capire che non sono più armi e che la normativa sulle armi non può essere applicata? Una volta al ministero c'era un matto che voleva mettere la matricola sugli archi di legno; ma tutti speravano che l'avessero curato.


Art. 4.
Punzone di identificazione

1. Sulle armi di cui all'articolo 1 è apposto dal produttore o dall'importatore, dopo la verifica di conformità, uno specifico punzone, preventivamente depositato presso il Banco nazionale di prova, che ne certifica l'energia cinetica entro il limite consentito; sulle armi con separato punzone è apposto il numero della verifica di conformità attribuito dal Dipartimento della pubblica sicurezza.
2. I soggetti indicati all'articolo 2, comma 7, ivi compresi coloro che importano le armi per ragioni diverse dal commercio, devono chiedere l'apposizione dello specifico punzone da parte del Banco nazionale di prova.

Commento:
Sentite ora quale profonda conoscenza del diritto europeo hanno al Ministero: la legge è stata fatta per uniformare il regime delle armi ad aria compressa in Europa (art. 3 della legge), in altri paesi europei questi strumenti sono già liberalizzati e già punzonati da appositi enti, ma lo Stato Italiano si dimentica di riconoscere questi punzoni! Ciò significa che il povero cittadino italiano o il povero turista straniero che dalla Germania si porta un giocattolo di libera vendita in entrambi gli Stati, sarà punito per non aver fatto prima classificare e punzonare il giocattolo! A parte ogni considerazione di buon senso, questa è una violazione alla libera circolazione di merci nella Comunità e un patente favore fatto ai commercianti italiani.


Art. 5.
Fabbricazione ed importazione

1. La fabbricazione e l'importazione delle armi di cui all'articolo 1 sono soggette all'autorizzazione prevista dall'articolo 31 del regio decreto n. 773/1931. L'importazione è altresì soggetta al disposto di cui all'articolo 12, comma primo, della legge n. 110/1975.
2. Le domande dirette ad ottenere l'autorizzazione per fabbricare od importare devono contenere le indicazioni stabilite dall'articolo 46 del regio decreto n. 635/1940.

Commento:
Il regolamento non ha alcun potere di stabilire che per fabbricare o importare oggetti che non sono armi, occorre la stessa licenza richiesta per le armi comuni da sparo. E la pretesa è anche insensata: forse che chi ora fabbrica armi a salve (giocattoli cioè) deve essere un fabbricante d'armi? Ma se non usa neppure materiali idonei a produrre un'arma da fuoco! Non sarà mica la forma dell'oggetto che determina il tipo di licenza necessario per produrlo ( le pistole di cioccolatta le fa la Beretta o la Perugina?). E dove sta la liberalizzazione e la libera circolazione delle merci se per importare un giocattolo devo avere la licenza del questore, devo pagare venti euro di bolli, devo spendere cento euro per far timbrare e bollare il mio giocattolo?
E udite, udite: chi importa più di tre giocattoli ad aria compressa all'anno, non basta che abbia la licenza del questore, ma deve avere quella del prefetto. E sia ben chiaro, non è prevista una domanda semplificata: no, essa deve contenere tutte le indicazioni previste per chi chiede di importare armi da guerra.
Al Ministero non hanno capito proprio nulla; la liberalizzazione è stata fatta in Europa partendo dal concetto che è meglio favorire l'acquisto di armi innocue piuttosto che quello di armi pericolose; se i costi e le formalità rimangono eguali, per quali motivo un appassionato di armi dovrebbe comprare un giocattolo piuttosto che una Beretta? La liberalizzazione è stata fatta per sollevare le Questure da maree di pratiche totalmente inutili e per poter spostare qualche migliaio di poliziotti sulle strade, dove c'è molto più bisogno di loro che dietro le scrivanie; ma al Ministero, ci giurerei, preferiscono le scrivanie!


Art. 6.
Esportazione

1. Chiunque intende esportare le armi di cui all'articolo 1 deve darne preventivo avviso scritto al questore della provincia da cui le armi sono spedite.
2. L'avviso deve contenere l'indicazione del marchio o sigla, modello, calibro, matricola e numero delle armi oggetto dell'esportazione.
3. Per la sola matricola è possibile effettuare l'avviso all'atto della spedizione.
4. Del ricevimento dell'avviso di cui ai commi 2 e 3 viene rilasciata ricevuta.
5. Se entro dieci giorni dal ricevimento dell'avviso di cui al comma 2 non intervengono provvedimenti dell'Autorità di pubblica sicurezza l'esportazione si intende autorizzata.

Commento:
Vale quanto detto per l'art. 5. La norma è del tutto illegittima perché l'esportazione di giocattoli non può che essere libera. Ma che glie ne frega al Ministero se una fabbrica italiana esporta giocattoli dichiarati innocui? Perché deve opprimere i produttori con balzelli e simili oscenità burocratiche? Ma ha chiesto il parere al Ministero del Commercio estero? E per quale motivo una ditta italiana deve mettere la matricola su oggetti che vanno all'estero in paesi dove a sentir parlare di matricola sulle armi giocattolo, si scompisciano? E perché il povero industriale italiano deve affrontare costi che lo penalizzano? Vale a dire inoltre che lo sportivo non potrà andarsene tranquillamente e senza inutili licenze a gareggiare all'estero o venire a gareggiare in Italia.


Art. 7.
Cessione

1. La cessione per ragioni di commercio delle armi di cui all'articolo 1 è consentita a coloro che sono titolari dell'autorizzazione di polizia per il commercio di armi, prevista dall'articolo 31 del regio decreto n. 773/1931.
2. I commercianti di armi provvedono all'annotazione nel registro delle operazioni giornaliere di cui all'articolo 35 del regio decreto n. 773/1931, con le modalità previste dall'articolo 54 del regio decreto n. 635/1940, dei seguenti elementi: data dell'operazione, persona o ditta con la quale l'operazione è compiuta, specie, contrassegni e quantità delle armi acquistate o vendute e modalità con le quali l'acquirente ha dimostrato la propria identità personale.
3. Le armi di cui all'articolo 1 possono essere acquistate da soggetti maggiorenni muniti di valido documento di riconoscimento.
4. Sono consentiti la cessione ed il comodato delle armi di cui all'articolo 1, purché avvengano con scrittura privata tra soggetti maggiorenni. Non è necessaria la scrittura privata nel comodato a termine di durata non superiore a quarantotto ore.
5. La vendita per corrispondenza è regolata dal disposto dell'articolo 17 della legge n. 110/1975.
6. La vendita nelle aste pubbliche è consentita nel rispetto delle condizioni di cui ai commi 3 e 4.
7. È fatto divieto dell'affidamento a minori delle armi di cui all'articolo 1.

Commento:
Il regolamento si è dimenticato di dire se questi strumenti vanno o meno presi in carico sul registro delle armerie. Se si parte dalla impostazione data dal ministero secondo cui non è cambiato nulla e per lui rimangono armi a tutti gli effetti, la risposta non può che essere positiva: strumenti ad aria compressa e ad avancarica sono soggetti a tutte le licenze e formalità previste per le armi. Questo però non si ricava dalla legge e non era sicuramente la volontà del legislatore. Dal fatto che l'armiere debba segnare il nome dell'acquirente sul registro, non si può affatto dedurre anche l'obbligo del carico dello strumento. Siccome è indubbio che gli strumenti in esame rientrano nella categoria degli strumenti atti ad offendere (armi improprie), si dovrebbe ritenere che ogni norma che deroga alle norme generali su di essi deve essere espressamente prevista dalla legge e che deroghe non possano essere introdotte con il regolamento.
Art. 7 comma 4 - Qui siamo al delirio totale: gli strumenti ad aria compressa sono oggetti che io, privato, posso vendere o regalare a chi mi pare e piace, senza il minimo obbligo giuridico di comunicazioni o denunzie; e gli obblighi non se li può inventare il Ministero. L'obbligo della scrittura privata per la cessione privata è pura ottisutà burocratica e del tutto privo di significato ed utilità; chi deve fare la scrittura, chi vende o chi acquista? E chi dei due deve conservare? E per quanto tempo la deve conservare? E se uno la perde, che cosa deve fare? Tagliarsi le vene o distruggere l'arma? E se Tizio prende un foglio di carta e ci scrive: io Pinco Pallino dichiaro di aver venduto la pistola Diana a Tizio, che cosa può controllare la polizia? Tra l'altro fare una scritttura privata falsa non è neppure un reato perseguibile d'ufficio e chiunque può farsela! E la polizia dalla matricola può risalire al primo acquirente, ma non certo al secondo o terzo passaggio dello strumento.
Ancor più strampalata la prescrizione della scrittura per il comodato. Se presto lo strumento ad un amico per più di due giorni, dovrei, secondo il Ministero, fare una scrittura privata di comodato, un documento cioè che non è previsto (salvo che nella fantasia malata di qualche burocrate), neppure per il prestito di un fucile da caccia.
Il legislatore non ha previsto queste formalità, ma solo la registrazione di chi compera l'arma per la prima volta, per evitare che i minorenni vadano a comperare queste armi. Poi ne è vietato l'affidamento a minori e nulla si dice sulla cessione che pertanto è libera. Altrimenti il legislatore, così come vietava l'affidamento, avrebbe anche regolato la cessione.
Art. 7 comma 5: Norma illegittima; il divieto di vendita per corrispondenza è una norma speciale studiata apposta per le armi da fuoco e non può essere estesa ai giocattoli. È al di fuori della delega rilasciata al Ministero.
Art. 7 comma 6: che cosa c'entra il comodato con le aste pubbliche, lo sanno solo al Ministero.


Art. 8.
Detenzione

1. La detenzione delle armi di cui all'articolo 1 non è sottoposta all'obbligo di denuncia previsto dall'articolo 38 del regio decreto n. 773/1931. Per tali armi non si applicano i limiti alla detenzione previsti per le armi comuni da sparo dall'articolo 10, comma sesto, della legge n. 110/1975.

Art. 9.
Porto

1. Il porto delle armi di cui all'articolo 1 non è sottoposto ad autorizzazione dell'Autorità di pubblica sicurezza.
2. Le armi di cui al comma 1 non possono essere portate fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa senza giustificato motivo. Non possono, inoltre, essere portate in riunioni pubbliche.
3. L'utilizzo delle armi di cui al comma 1 è consentito esclusivamente a maggiori di età o minori assistiti da soggetti maggiorenni, fatta salva la deroga per il tiro a segno nazionale, in poligoni o luoghi privati non aperti al pubblico.

Commento:
Ci si è dimenticati di dire una cosa ovvia: che chi ha il porto d'armi, può portare uno di questi strumenti ad aria compressa. Ciò si ricava dall'art. 14, ma ci vorranno anni di sudore e sangue per farlo capire agli interpreti.


Art. 10.
Trasporto

1. Il trasporto delle armi di cui all'articolo 1 deve essere effettuato usando la massima diligenza.
2. Le armi devono essere trasportate scariche, inserite in custodia.

Commento:
Norma illogica, anche se l'illogicità era già in parte nella legge. Sia chiaro che non esiste il reato di omessa custodia di strumento ad aria compressa. E non avrebbe alcun senso; se il detentore ha tutto il diritto di regalarla o venderla al primo passante che incontra, senza formalità alcuna, anche se il passante ha il tipico aspetto del rapinatore, perché mai dovrebbe essere sanzionato se non usa "massima diligenza" nel trasporto dell'arma? Diligenza in che cosa? Non nella custodia, perché lo strumento lo può dare a chi vuole; non per evitare incidenti perché gli strumenti sono per definizione non pericolosi. È una di quelle tipiche frasi da giuristi che copiano belle frasi senza chiedersi se esse hanno un contenuto e significato concreto.
Si ripete che la legge non consente di ipotizzare alcuna responsabilità penale in relazione agli strumenti in esame salvo il loro porto senza giustificato motivo, punito a norma art. 4 L. 110/1975 e salvo ovviamente che essi non vengano trasformati in armi comuni da sparo. In tutti gli altri casi è possibile solo prevedere una sanzione amministrativa (ad esempio per la cessione o affidamento non consentito di esse a minorenne).
Comma 2: Il fatto che la norma parli di custodia, cioè di un fodero o altro contenitore in cui riporre l'arma, e non di valigetta o involucro, sta a significare che non occorre assicurare l'impossibilità di usare rapidamente lo strumento, ma solo che esso non deve essere lasciato in bella vista (ma attenti alle interpretazioni della P.S.!).


Art. 11.
Parti d'arma

Le parti delle armi di cui all'articolo 1 non si considerano parti di arma comune da sparo.

Commento:
Norma corretta; ma il Ministero la dispone solo per l'aria compressa e non per l'avancarica, così che si potrebbe dedurre che le parti di arma ad avancarica liberalizzate sono parti di armi comuni! Conclusione giuridica del tutto errata perché la legge non consente alcuna distinzione (e la logica neppure).


Art. 12.
Definizione

Le repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo di modello e/o tipologia anteriore al 1890 utilizzano per il funzionamento a fuoco munizionamento costituito da polvere nera, od equivalente, palla o pallini di piombo, che vengono introdotti singolarmente nella canna dalla volata o dalla parte anteriore della camera di scoppio; esse sono dotate di un sistema di accensione a miccia e/o a pietra e/o a capsula e sono portatili.

Commento:
La definizione data dal regolamento ricomprende sicuramente le armi monocanna e dei rari tipi di armi a culatta mobile (semiavancarica). Non si comprende se con questa dizione si intenda liberalizzare anche i revolver ad avancarica, ma penso di no perché mi pare difficile considerarli a colpo singolo. La nozione che i proiettili vengano inseriti "singolarmente" è sciocca: se l'arma deve avere una canna sola o una culatta sola, è ovvio che si potrà sparare solo un colpo singolo; che poi nella canna uno ci cacci una palla, o due palle, o un pugno di pallini, non è certo cosa che attiene alla meccanica dell'arma.
Il requisito che l'arma sia "portatile" consente di ricomprendervi spingarde da caccia alle anatre, ma non cannoncini. Ma al ministero si sono dimenticati forse che questi cannoncini da segnalazione sono da tempo considerati armi a salve, e quindi già liberi per definizione.


Art. 13.
Immatricolazione e verifica di funzionamento

1. Alle armi di cui all'articolo 12 si applicano le disposizioni dell'articolo 11 della legge n. 110/1975, commi primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, fatta eccezione del riferimento all'iscrizione nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, salvo quanto previsto dal successivo comma 3.
2. Il Banco nazionale di prova oltre agli adempimenti di cui all'articolo 11 della legge n. 110/1975, verifica che il funzionamento delle armi di cui al comma 1 sia conforme alle prescrizioni contenute nell'articolo 12; a tal fine, ove ritenuto necessario, può avvalersi della consulenza dell'esperto di cui all'articolo 32, comma nono, della legge n. 110/1975.
3. I prototipi delle armi di cui al comma 1 prodotte all'estero, sono sottoposti a cura dell'importatore alla verifica di funzionamento da parte del Banco nazionale di prova, prevista dal comma 2. È vietata l'importazione di armi non conformi al prototipo sottoposto a verifica del Banco nazionale di prova.
4. Le armi di cui al comma 1 non sono sottoposte a verifica di conformità da parte della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi.

Commento:
Vale quanto detto per l'aria compressa: se non sono più armi, vengono meno tutti gli obblighi di marchiatura, salvo il Banco di Prova (già previsto anche per le armi a salve) e la matricola. Ogni altra prescrizione è illegittima. Tutto l'articolo è stato scritto da chi non sapeva che le armi comunque erano già soggette al Banco di Prova per la specifica normativa di questo che impone la verifica persino delle armi a salve.
L'articolo poteva essere molto più chiaro e dire chiaramente che sulle armi ad avancarica non va apposto alcun punzone diverso da quello già previsto per la verifica da aprte del Banco di Prova. Perciò non vi è differenza tra gli strumenti ad avancarica prodotti prima del regolamento e dopo il regolamento e quelli già detenuti sono liberalizzati immediatamente senza che occorra alcuna procedura di verificazione.


Art. 14.
Porto

1. Il porto delle armi di cui all'articolo 12 è sottoposto alla normativa vigente per le armi comuni da sparo.

Commento:
Questo è il capolavoro della deficienza e prepotenza burocratica: le armi ad avancarica sono state liberalizzate, ma il Ministero se ne frega delle leggi e del Parlamento: sono libere, ma non possono essere portate se non si ha licenza di porto d'armi, lunghe o corte a seconda dei casi. Ma la legge non dice espressamente che per il porto degli strumenti di cui al presente articolo non vi è obbligo di autorizzazione dell'autorità di pubblica sicurezza ? Certo, ma come si permette il Parlamento di pensarla in modo diverso dal Ministero? Hanno osato fare una legge senza consultarlo? Ecco come ti frego Parlamento, cittadini, produttori, buon senso, diritto, onestà, ecc. ecc. La legge è stata fatta apposta per consentire di usare armi ad avancarica in poligoni pubblici e privati? Al Ministero non gliene frega niente e rinnegano la liberalizzazione. Per i funzionari del Ministero è ovvio che senatori e deputati andrebbero inabilitati perché non sanno quello che fanno.
Secondo la legge è chiaro invece che questi strumenti possono essere portati da persone prive di licenza di porto d'armi, ma solo in poligoni di tiro pubblici o privati o in luoghi chiusi e che fino ad essi possono essere trasportate liberamente. Se si applicasse la norma in esame, sarbebe vietato sparare in poligoni e in luoghi privati.
Sia chiaro che io personalmente sono d'accordo sul fatto che il legislatore non doveva liberalizzare le armi ad avancarica, ma la mia personale opinione non può legittimare lo stravolgimento della legge.
Il regolamento si dimentica anche di dire se e come possono essere trasportate; occorre avere una licenza di porto d'armi o il trasporto è libero? Per la legge è chiaro che chiunque le può trasportare; ma se si dice chge ne è vietato il porto, sorge qualche dubbio sulla volontà del ministero
La conclusione è che per l'uso delle armi ad avancarica si rimane al punto di prima; la legge è chiara, ma il regolamento dice l'opposto e non si sa quanto ci si possa arrischiare ad osservare la legge invece del regolamento!


Art. 15.
Disposizioni applicabili

1. Per quanto non previsto nel presente titolo, trovano applicazione le disposizioni contenute negli articoli 5, 6, 7, 8, 10 e 11.

Titolo III
Infrazioni al regolamento
Art. 16.
Sanzioni

1. La violazione delle disposizioni del presente regolamento è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento della somma da L. 1.000.000 a L. 6.000.000.
2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli dal 17-bis al 17-sexies del Regio Decreto n. 773/1931.
3. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 17-ter del Regio Decreto n. 773/1931, quando è accertata una violazione delle disposizioni contenute nel presente regolamento, il pubblico ufficiale che vi ha proceduto, fermo restando l'obbligo del rapporto previsto dall'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo, all'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione o, se il fatto non concerne attività soggette ad autorizzazione, al Questore.
Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Roma, 9 agosto 2001

Commento:
L'imposizione di sanzioni da parte di un organo amministrativo, senza che il parlamento abbia individuato le ipotesi sanzionabili e i limiti minimi e massimi della sanzione applicabile, è cosa contraria al principio costituzionale secondo cui nessuno può essere punito se non in forza di legge (articoli 23 e 25 della Costituzione).
Ciò che meraviglia è che il Consiglio di Stato abbia espresso parere favorevole ad una norma come questa.

Conclusioni pratiche per gli utenti:
Nuovi acquisti di armi regolarmente punzonate come liberalizzate
- Chiunque sia maggiorenne può acquistare armi ad aria compressa di ridotta potenzialità o repliche monocolpo di armi ad avancarica da armerie o da privati.
Questi strumenti acquistati non vanno denunziati e non fanno numero ai fini della collezione.
- Gli strumenti ad aria compressa possono essere trasportati dove si vuole e possono essere usati in locali chiusi altrui (casa, magazzino) o in poligoni pubblici o privati. In fase di trasporto è meglio chiuderle in un involucro o custodia
- Le repliche ad avancarica per un abuso contenuto nel regolamento, rimangono equiparate alle armi comuni da sparo ai fini del trasporto e del porto!
- Il detentore di questi strumenti (aria + avancarica) può cederli (vendita, regalo) a persone maggiorenni, senza alcuna formalità. Non può cederli a minorenni.
- Per stupida disposizione del regolamento è sconsigliabile dare lo strumento in prestito; in altre parole dimenticarsi le parole prestito e comodato e dire sempre che lo strumento è stato ceduto!
- Non vi è obbligo di particolare custodia in casa.
- Meglio dimenticarsi, per il momento, esportazione o importazione di questi strumenti e loro vendita per corrispondenza.

Strumenti liberalizzati ma di produzione anteriore alla legge
Chi già detiene o ha in negozio questi strumenti, è del tutto fregato. Per liberalizzarli concretamente deve affrontare spese insostenibili: classificazione, invio al Banco di Prova per ogni singolo pezzo, con costi superiori al valore dell'oggetto. Conviene attendere tempi migliori (ad esempio che si riesca a convincere il Ministro a mandare certi funzionari a controllare le pecore in Aspromonte). Solo gli importatori che possono operare su singoli modelli di armi e fare operazioni collettive, hanno convenienza a regolarizzare ciò che hanno in magazzino.

Regime giuridico degli strumenti
Sulla base delle disposizioni di legge, che possono essere interpretate ma non modificate dal regolamento, si può affermare con sicurezza che le repliche ad avancarica monocolpo e le armi ad aria compressa di ridotta potenzialità (espressione che preferisco a quella del regolamento "con modesta capacità offensiva" in quanto si entra nell'incerto campo della nozione di idoneità ad offendere) rientrano ora nella categoria degli strumenti atti ad offendere, con norme particolari e speciali in relazione alla loro struttura di arma. Queste norme eccezionali non possono perciò essere interpretate estensivamente.
Non si applicano ad esse perciò tutte le norme penali in cui si parla di arma comune da sparo (armi da fuoco, armi ad aria compressa con potenza superiore a 7,5 Joule, ecc) o di armi proprie (pugnali, baionette, ecc.).
Per inettitudine del Ministero rimane irrisolta e irrisolvibile la situazione delle armi ad aria compressa già detenute. Dal punto di vista giuridico i giudici non potranno concludere altrimenti che chi le detiene e non le fa classificare come libere, continuano a detenere armi comuni da sparo, con tutte le relative gravi conseguenze. A meno che i giudici non si convincano che la confusione giuridica creata dal ministero giustifica ampiamente il proscioglimento per errore sulla legge.
Non sono armi giocattolo e quindi non devono recare il tappo rosso.
Gli strumenti ad avancarica invece sono liberalizzati immediatamente e psosono essere tolti dalla denunzia delle armi detenute. Non è prevista invero alcuna forma di controllo su di essi, salvo quello ad opera del Banco di Prova, già effettuato anche su quelli di vecchi produzione.
Resta fermo che la polvere nera per caricare le armi ad avancarica può essere acquistata solo da persone munite di nulla osta o di una licenza di porto d'armi e che va denunziata se non viene consumata in giornata. I poligoni del TSN in cui è consentito l'uso di armi ad avancarica possono fornire la polvere ai tiratori per il consummo immediato in poligono.

Commento finale
Da quanto scritto sopra è ovvio che considero il regolamento assolutamente ignobile; e in ciò i funzionari ministeriali e la Commissione hanno lasciato al palo il legislatore.
Ignobile per la mancanza di conoscenze tecniche, ignobile per lo stravolgimento della lettera e dello spirito della legge, ignobile per la prevaricazione che viene fatta in danno dei cittadini.
E tengo a segnalare a tutti che il Ministero, pur essendo assolutamente incapace di affrontare il problema, non ha chiesto consiglio a nessuno, non ha sentito gli interessati, non ha consultato esperti di diritto delle armi, ma ha imposto la totale segretezza sulle operazioni imponendo ai membri della Commissione di non dare a nessuno la bozza del provvedimento. Credo che prova migliore non si potrebbe avere della precisa volontà dei funzionari del Ministero di applicare la legge a modo loro per vendicarsi del fatto di essere stati scavalcati dal Parlamento. Come se le leggi sulle armi e la loro interpretazione fosse "cosa nostra" del Ministero.


E. Mori - © E. Mori - www.earmi.it

Postato il Friday, 06 February @ 18:54:50 CET di Anonymous
 
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Re: DECRETO 9 AGOSTO 2001, N. 362 (Voto: 1)
di brunt il Wednesday, 05 May @ 00:39:45 CEST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
non riesco a capire come possano esercitare la loro attività i tiro a segno dei luna park, dato che i luoghi di utilizzo delle pistole e carabine devono essere luoghi non aperti al pubblico; e soprattutto come ciò poteva avvenire prima del decreto 9-8-01



Re: DECRETO 9 AGOSTO 2001, N. 362 (Voto: 0)
di Anonymous il Friday, 26 August @ 04:30:55 CEST
emmmh cosa è questa storia del punzone?? e se uno il punzone non ce l'ha?!?!


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