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CONSIDERAZIONI SU TIRO A SEGNO E PASSIONE PER LE ARMI
Storia, filosofia e tecnica

CHI PRATICA IL TIRO A SEGNO AMA GLI STRUMENTI CHE USA, OPPURE LI AMAVA E SE NE È DIMENTICATO (FORSE A CAUSA DELL’AGONISMO, CHISSÀ…). ALCUNI SPUNTI DI RIFLESSIONE NEL NOSTRO RAPPORTO CON LE ARMI

Non ricordo per quale motivo circa quattro anni fa ho acquistato una pistola di plastica (che molto più tardi ho scoperto chiamarsi ASG = Air Soft Gun). L’ho tenuta per qualche mese nel mio comodino, forse come spauracchio verso un eventuale malintenzionato, finché un giorno ho voluto provare se era in grado di proiettare con precisione i pallini azzurri che erano compresi nella confezione. I primi risultati non sono stati incoraggianti, credo principalmente a causa del tiratore inesperto, tuttavia ho continuato, ho avvicinato il bersaglio, ho tentato di capire gli errori che commettevo.

Dopo qualche altro mese la povera ASG ha dato forfait, per cui mi sono recato presso l’armeria in cui l’avevo acquistata per comprarne un’altra, ma il venditore mi ha detto che non trattava più tali tipi di armi (“…troppo fragili, si rompono subito…”) e che esistevano armi più potenti e precise, che sparavano pallini di piombo e per le quali non era più necessario il porto d’armi o la denuncia in Questura. Mi ha mostrato una Diana F3 che mi ha subito affascinato per il suo aspetto marziale. Poi sono rimasto impressionato dalla sua potenza, per cui ho voluto provare anche quella di una carabina ad aria compressa. Anche in questo caso il venditore mi ha presentato una carabina “springer” a canna basculante, che ho acquistato.

Per un anno circa mi sono divertito nel tiro informale con queste armi, prevalentemente nel mio garage, ma qualche volta presso una sezione del TSN. Qui però un giorno ho scoperto che esisteva un altro mondo di “aria compressa”, il mondo dell’agonismo, nel quale il gioco diveniva una cosa seria, nel quale esistevano allenatori, direttori di gara, giudici, segretari, tecnici, gare, trofei e tutto quanto poteva riguardare uno sport con la S maiuscola.

Purtroppo il mio primo approccio con il l’ambiente agonistico è stato piuttosto infelice: vedevo i tiratori di carabina che vestivano lentamente e puntigliosamente la loro “armatura” (se così posso permettermi di chiamare quelle giacche e pantaloni stretti e rigidi), quindi si infilavano negli scarponi plasticati in tutto simili a quelli da sci e montavano il cavalletto di appoggio della carabina. Poi indossavano la montatura da occhiali con il diaframma da un lato ed il tappa-occhio dall’altro, infilavano un guantone sulla mano sinistra, si calcavano sulla fronte una visierina e avanzavano come astronauti verso la postazione di tiro, dove appoggiavano la scatola di pallini, alcuni bersagli, una sveglia-cronometro e qualche volta un amuleto che poteva essere un orsacchiotto, un mini-ferro di cavallo o un portachiavi particolare. Tutto questo in perfetto silenzio e senza farsi distrarre dal mondo circostante.

Io, con i miei jeans, le mie scarpe “polacchine” e la mia carabina a canna basculante da 100 euro, mi sentivo come un indigeno della Nuova Guinea scaraventato nel centro di Manhattan. Cercavo di sparare i miei pallini senza fare troppo rumore…, ogni tanto mi fermavo a guardare con la coda dell’occhio i movimenti del mio vicino, poi caricavo la mia carabina e…SORPRESA !! Il mio vicino “professionista” si era accorto della mia presenza poiché si era voltato verso di me. Purtroppo però lo aveva fatto solo per rimbrottarmi perché, quando risollevavo la canna basculata, la volata era diretta vagamente nella direzione della sua postazione di tiro. Conscio della figuraccia, mi sono scusato ed ho modificato la mia posizione durante il caricamento.

Con i tiratori di pistola non è andata molto meglio: anch’essi “inavvicinabili”, davano occhiatacce a chi bisbigliasse un po’ più forte del dovuto. La loro espressione teutonica veniva alterata solo da una leggerissima smorfia dovuta ad un tiro andato male. Anch’essi indossavano tutto quanto consentito dal “Regolamento” (del quale non sono mai riuscito ad avere copia), sfoggiando spille, scarpe o cappellini sponsorizzati (gratuitamente, ovvio) da famose ditte produttrici di armi. La cura reverenziale con cui estraevano le armi dalla loro custodia a mo’ di reliquia mi ha meravigliato meno, poiché anch’io custodisco con attenzione i miei strumenti di tiro.

Nonostante queste prime impressioni poco piacevoli, mi sono fatto convincere ad intraprendere un percorso agonistico. Visto dal di dentro, il tiro agonistico con le sue regole e le sue consuetudini è meno maniacale di quanto possa apparire dall’esterno: le regole sono necessarie in ogni sport, le consuetudini spesso sono solo delle norme di buona educazione e di rispetto dell’avversario. Indispensabili sono quelle che riguardano un uso “sicuro” delle armi che, seppure depotenziate, possono causare seri danni alle persone.

Quindi ben venga l’agonismo se assume connotati veramente sportivi, cioè se avviene nel rispetto dei compagni e degli avversari e, soprattutto, se mantiene i caratteri del gioco e del divertimento. Non aggiungiamo seriosità e problemi a quelli che già ci affliggono quotidianamente!
Colgo l’occasione per affrontare un altro aspetto del tiro a segno, un aspetto spesso mascherato dall’ipocrisia dei mass media e dalla mancanza di coraggio di molti atleti o semplici appassionati: gli strumenti che i tiratori utilizzano sono vere e proprie armi. Spesso depotenziate, ma pur sempre armi. Personalmente, la soddisfazione che provo nel fare centro è pari a quella derivata dal possesso e dal maneggio di macchine “potenti” (almeno in relazione agli ambienti nei quali vengono utilizzate) ma anche belle, precise e per alcuni aspetti perfette.

Leggendo alcuni articoli su riviste di armi, ho scoperto che queste sensazioni sono comuni tra i tiratori di ogni categoria. Ma comuni non vuol dire universali. Tanto è vero che la tiratrice di carabina ad A/C 50 m che è salita sul podio alle olimpiadi di Atene del 2004, ha risposto, ad una maliziosa domanda di un giornalista, più o meno così: “… quando mi alleno o gareggio, dimentico di maneggiare un’arma…perché quella è solo un attrezzo sportivo…”.

Sono completamente d’accordo con tali affermazioni, tuttavia temo che dietro di esse possa nascondersi un’ipocrisia: non credo che chi inizia l’attività di tiro a segno possa disprezzare le armi, poiché in tal caso si sarebbe rivolto ad uno dei tantissimi sport che non le utilizzano. Ritengo più probabile invece che sia affascinato dalla forma, dalla precisione o dalla potenza di questi strumenti, una potenza che un buon tiratore può “guidare” verso nobili obiettivi, compresi quelli puramente ludici.

Il successo delle armi a bomboletta “selz” di CO2 e di quelle Soft-air è dovuto, diciamocelo pure, alla loro somiglianza con quelle “vere”. C’è chi rimane estasiato contemplando il “sedere” di una Ferrari, chi utilizzando il suo nuovo computer superpotente o l’ultimo modello di cellulare, chi collezionando francobolli, farfalle, accendini, occhiali, orologi o quant’altro. Perché dobbiamo vergognarci di dire che siamo affezionati alla nostra arma, che la curiamo come un neonato, che ci piace sapere come funziona, come si chiamano i suoi pezzi, come è possibile migliorarne le prestazioni ? E poi, perché no, anche l’occhio vuole la sua parte: gli ultimi prodotti delle ditte armiere, sia da fuoco che ad aria compressa, sono spesso, per noi appassionati, attraenti come …. (ognuno ci metta quello che crede).

Non sta a me ricordare che i Giochi Olimpici sono nati, nell’antica Grecia, come arti marziali, quindi espressione della capacità bellica dei suoi atleti: chi eccelleva nella lotta, nel lancio del giavellotto, del martello e così via era chiaramente un buon soldato prima che un buon atleta.

Non voglio neppure riprendere la polemica insorta circa un anno fa sul rapporto tra detenzione legale di armi e criminalità, poiché l’esperienza britannica ha parlato chiaro (ricorderete che nel Regno Unito i delitti si sono paurosamente moltiplicati dopo che un’ordinanza governativa aveva privato di porto d’armi gran parte dei cittadini che lo detenevano).

Voglio invece sottolineare, in conclusione, che non dobbiamo vergognarci se siamo affascinati dalle armi, pur essendo, come il sottoscritto, contro le guerre ed ogni tipo di violenza.

Postato il Friday, 28 January @ 12:58:24 CET di prsgpp
 
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Re: CONSIDERAZIONI SU TIRO A SEGNO E PASSIONE PER LE ARMI (Voto: 1)
di dersu il Monday, 31 January @ 00:14:40 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
estremamente interessante il difficile argomento psicologico del fascino delle armi vissuto a volte con imbarazzo; hai espresso molto bene in cosa consiste il loro fascino e l'esortazione a diffondere questo concetto allo scopo del tiro a segno......diceva una pubblicità: la potenza è nulla senza controllo.......ma aggiungerei anche quanto l'aspetto della " disciplina" del tiro a segno aiuti a conoscere le nostre reazioni interne e a guidarle
complimenti!
dersu



Re: CONSIDERAZIONI SU TIRO A SEGNO E PASSIONE PER LE ARMI (Voto: 1)
di carlo_rm1 il Wednesday, 06 April @ 16:22:10 CEST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Interessante descrizione degli aspetti psicologici del possesso ed uso delle armi. A dispetto di come vengono spesso immaginati da persone estranee a tale passione, gli appassionati di armi non sono inclini ad atti criminali violenti. Personalmente trovo rilassante passare un po' di tempo a coltivare questo hobby per "staccare" dalla routine di tutti i giorni.
Complimenti all'autore dell'articolo.



Re: CONSIDERAZIONI SU TIRO A SEGNO E PASSIONE PER LE ARMI (Voto: 1)
di oldfoto il Saturday, 10 September @ 23:50:04 CEST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
concetti espressi impeccabilmente, per me che sono nuovo sono un vero conforto ,un motivo in piu' per per tenere accesa la fiamma di questa "passione " comune


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