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WALTHER CP99
Armi a CO2

QUESTA INTERESSANTE REPLICA DI LIBERA VENDITA DELLA PISTOLA 9 MM WALTHER P99, INTERPRETATA CON IL CONSUETO STILE DALL’AZIENDA TEDESCA UMAREX E ALIMENTATA A BOMBOLETTA SELTZ (CO2), OLTRE A FARE BELLA PRESENZA IN COLLEZIONE CONSENTE DI SPARARE CON MOLTA SODDISFAZIONE NEL TIRO INFORMALE, NELLA SIMULAZIONE DEL TIRO DINAMICO E NEL “PLINKING”. SENZA ESAGERARE CON LE DISTANZE.
(Estratto da un articolo di Claudio M. Leoni su Diana Armi di febbraio 2005)

Premessa  

Tra le diverse armi Umarex in calibro 4,5 mm che ho posseduto o provato, questa è forse la più godibile in assoluto: neanche 20 centimetri d’ingombro per un peso davvero contenuto (circa 750 grammi), permettono a chiunque una straordinaria maneggevolezza supportata da un buon bilanciamento dell’arma, certo a discapito di una canna un po’ corta rispetto all’originale (mancano infatti 17 mm), ma che, come potremo vedere, non toglierà alcun piacere nell’uso in tiro informale di questa azzeccata replica della pistola Walther P99.
L’arma da fuoco, che abbiamo potuto vedere anche nelle mani del più famoso agente segreto del mondo – 007 – nei suoi ultimi film, è stata realizzata specificamente per usi militari, di polizia e per difesa personale, ed è disponibile nel classico calibro 9x19mm (da qui la replica Umarex) e nel calibro .40 S&W (un poco più ingombrante e pesante). Insieme con la “cugina” Smith & Wesson SW99, doverosa da menzionare in quanto versione “americanizzata” della P99, realizzata da Walther in collaborazione con la nota Casa statunitense, è una pistola adottata da oltre 500.000 militari  e operatori di polizia nel mondo.

Una buona riproduzione

La P99, arma ambidestra, è stata oggetto nel tempo di alcuni miglioramenti tecnici suggeriti dagli esperti per ottimizzarne il comportamento e l’uso in base al suo impiego primario; non tutti questi interventi sono stati riportati per ovvi motivi commerciali sulla CP99, che comunque è dotata anch’essa – in qualità di replica abbastanza accurata – di valide soluzioni quali, ad esempio, il rilascio ambidestro del caricatore, la slitta con attacco rapido per torce tattiche o laser e l’originale pulsante di abbattimento del cane (uno dei tre sistemi di sicurezza disponibili sulla Umarex). Altri particolari più minuti, che sarebbero stati interessanti da riprodurre, sono purtroppo assenti.
Il carrello della CP99, in lega di zinco, è costituito da due parti mobili indipendenti e quattro semicasse. Sotto la copertura anteriore del carrello, che pone bene in evidenza il marchio “Walther” e la sigla “CP99”, troviamo la corta canna con l’asse di rotazione della corona di caricamento (la corona è in pratica il contenitore per i proiettili): questi componenti sono racchiusi tra due semicasse combacianti (destra e sinistra) che ne costituiscono la guida di scorrimento. Il carrello anteriore si muove in avanti, aprendosi, e permettendo così l’inserimento della corona forata che può contenere otto pallini, come vedremo più avanti nel dettaglio.
La realizzazione della parte posteriore del carrello si basa sul medesimo concetto: anche qui la copertura racchiude una cassa in due parti  (destra e sinistra) che ospita a sua volta, tra l’altro, la parte terminale della valvola e il meccanismo di blocco e rotazione della corona di caricamento, mentre la massa battente con relativa molla e numerose altre parti necessarie al corretto funzionamento o alla sicurezza, tra le quali il cane interno e il meccanismo per il suo abbattimento, sono situate sotto la parte terminale del carrello stesso.
Il fusto, di costruzione semplice e accurata, è di materiale plastico: presenta sulla sinistra la leva di apertura che sblocca il carrello anteriore, e sulla destra una sicurezza a scorrimento (che non esiste sull’arma da fuoco).

Nel dettaglio

Una delle parti più interessanti di questa Walther a gas è l’impugnatura che – per quanto sia in pratica apparentemente eguale a quella convenzionale – deve snaturare la sua funzione originaria e ospitare, anziché il munizionamento in calibro 9, la bomboletta a CO2 necessaria all’alimentazione dell’arma. La riproduzione di questa parte (come tutta la pistola) è comunque accurata, tant’è che anche l’elemento dorsale ergonomico è sostituibile come nella pistola a fuoco con altro in dotazione, a seconda della misura della nostra mano e del “grip” che si vuole esercitare: per mettere in pratica questa operazione, semplice e rapida, è sufficiente sfilare un perno di ritegno del dorso stesso.
Il caricatore è a rilascio ambidestro, pertanto il comando è raggiungibile con facilità su entrambi i lati della pistola ed è elegantemente incorporato nel ponticello; si aziona portandolo verso il basso con una breve corsa, al termine della quale il caricatore scivolerà fuori dalla sua sede.
A questo punto, però, le differenze diventano ben visibili, e si concretizzano principalmente nella bomboletta di CO2 da 12 g e nel contenitore della valvola di rilascio del gas – il cuore dell’arma – che ci ritroviamo sotto gli occhi.
Il “pad” del caricatore, oltre a evidenziare il logo Walther, ha impresse due frecce a semicerchio con le scritte “Open” e “Power” alle opposte estremità: ruotando lo stesso fondello in direzione di apertura, si rilascia la bomboletta di CO2 la quale, svitando successivamente un piccolo piattello, può essere rimossa (attenzione, però, se contiene ancora gas è necessario essere molto cauti per non ghiacciarsi le dita o, peggio, ricevere sul volto l’anidride ancora presente in elevata pressione). La nuova bomboletta si colloca ripetendo al contrario tutto il procedimento; una volta reinserito il caricatore nell’impugnatura, la pistola è da ritenersi pronta a sparare. Più semplice a farsi che a dirsi…
La parte superiore del carrello, nella sua porzione posteriore, presenta il pulsante abbatticane (lavora sul meccanismo citato in precedenza, che rilascia il cane, il quale si innesta sul gancio della sicura) e una tacca di mira di costruzione piuttosto spartana, regolabile solo in deriva in modo davvero scomodo (è necessario scarrellare e operare su due viti all’interno del carrello aperto). Sopra il carrello anteriore troviamo un mirino fisso, le vistose e già citate scritte CP99, la matricola dell’arma e le punzonature richieste dalla legge.
La pistola è composta complessivamente da circa novanta pezzi: un po’ complicato, sconsigliabile e tutto sommato inutile metterci le mani. Si può comunque facilmente ottenere uno smontaggio da campo rimuovendo un’unica vite, per ripulire e oliare un po’ più approfonditamente alcune parti in movimento, come il carrello; per quanto riguarda il resto della componentistica interna, è invece più opportuno fare uso periodicamente, all’incirca dopo aver sparato una scatola di pallini, di una “bomboletta di manutenzione” la quale, oltre al solito CO2, contiene un additivo che lubrifica le parti meno raggiungibili dell’arma, conservandone così una buona affidabilità.

E adesso divertiamoci

Controlliamo la presenza di una nuova bomboletta CO2 nel finto caricatore, e poniamo quest’ultimo in sede: l’arma è alimentata. Il caricamento delle munizioni avviene invece per mezzo dell’apposita corona circolare a otto colpi, eguale e quindi intercambiabile con quella di altri modelli Umarex (ad esempio, Colt 1911 e Beretta 92). Attenzione ai pallini sovra o sottocalibrati, non si collocano con precisione nella corona e, se non bene inseriti in sede, possono provocare inceppamenti. Con l’apposito pulsante a leva, il carrello anteriore viene fatto scorrere in avanti, nello spazio che si viene a creare si posiziona la corona, con cura per evitare malfunzionamenti, e si riporta manualmente il carrello nella posizione iniziale, prendendo l’abitudine di fare attenzione, per evitare eventuali spiacevoli incidenti che maneggiando le armi possono essere in agguato, di non impegnare la volata dell’arma con la propria mano. A questo punto è solo necessario disinserire la sicura a scorrimento presente sul lato destro del fusto e l’arma è pronta all’uso.
La pistola può funzionare in doppia azione (DA) e in singola azione (SA): ciò significa che, nel primo caso, dovremo tirare a fondo il grilletto, mentre nel secondo caso dovremo preventivamente armare il cane – che in questo modello è nascosto – tirando indietro a fine corsa la parte posteriore del carrello e rilasciandola (tornerà automaticamente in sede).
Risulta chiaro, in questo modo, che sparare in DA richiederà come sempre uno sforzo maggiore sul grilletto, a danno della precisione di tiro ma a vantaggio della rapidità dello stesso, mentre, al contrario, armando manualmente il cane in SA a ogni colpo, ci troveremo il grilletto pronto al tiro quasi a fine corsa e avremo quindi prestazioni più lente ma più accurate.
Questa Walther possiede una discreta precisione nel tiro a breve distanza (6-8 metri), tanto che possiamo anche usarla per sparare ai classici bersagli in cartoncino, senza però pretendere punteggi troppo pieni; tuttavia la lontananza dal bersaglio può essere aumentata quando si pratica il “plinking”, e cioè il tiro informale a barattoli e oggetti vari. Il meglio di sé, infatti, questa arma lo offre disponendo bersagli di differente tipo e foggia su un percorso e divertendosi a gareggiare con gli amici ad abbatterli nel minor tempo possibile; una sorta di tiro dinamico praticato nel giardino di casa, ove siano soddisfatte le norme di sicurezza.

Le rilevazioni

È necessario premettere e ricordare che il propellente utilizzato, il CO2, è purtroppo sensibile sia alla temperatura dell’ambiente in cui spariamo, sia alla cadenza di tiro adottata. In pratica, questo gas è sensibile alle basse temperature e più l’intervallo tra un tiro e il successivo diminuisce, meno tempo avrà la valvola erogatrice di ritornare a una temperatura d’esercizio accettabile, e ciò può influire sensibilmente sulle prestazioni dell’arma e quindi anche sulla distanza utile di tiro.
La CP99, alla misurazione strumentale, offre prestazioni comprese tra un massimo di 148.1 m/s e un minimo di 103.4 m/s, con pallini in calibro 4,5 mm nominali di scarsa qualità e del peso controllato di 7.7 gr, con tiri cadenzati ogni 5 secondi in singola azione; passando alla doppia azione e al tiro rapido (anche 8 colpi in 4 secondi) le prestazioni calano fino a un minimo di 89.8 m/s. L’assenza di rilevamento è totale.
L’autonomia di una bomboletta può arrivare anche a una settantina di colpi, attenzione però a effettuarne di più, perché il pallino anziché esse proiettato via, potrebbe incastrarsi in canna…
Come al solito, con le armi a CO2, e quindi anche con questa CP99, i primi colpi con bomboletta completamente piena e arma a temperatura ottimale sono sempre quelli più potenti.

Conclusioni 

Questa Walther CP99 prodotta da Umarex è una bella pistola che riproduce abbastanza fedelmente l’originale a fuoco, in particolare per quanto riguarda il peso e l’ingombro. È precisa quanto basta a divertire molto e attrarre l’utente anziché deluderlo e allontanarlo dal tiro; è accattivante nell’uso,  molto maneggevole e soddisfacente da impugnare. Regala belle sensazioni nel tiro rapido, anche se in questo modo le prestazioni vengono forzatamente inficiate a causa del propellente di cui si avvale. Il prezzo d’acquisto è equo, ma non compratela però confidando in un uso in P10 neppure propedeutico, in quanto già a pochi metri la precisione si fa desiderare. Sarà invece molto gradevole e appagante utilizzarla nel tiro informale sulle corte e medie distanze, ricercandone magari via via anche i limiti. Infine, la manutenzione è molto semplice e legata essenzialmente all’uso periodico di “bombolette lubrificanti”, e la gestione è abbastanza economica, in quanto la spesa per il CO2 viene compensata dal fatto che quest’arma bene si comporta anche con i pallini più a buon mercato, in quanto il suo scopo dichiarato è quello di “divertire in approssimazione” e non di “competere in precisione”.

© cml - aria.compressa.org - Diana Armi - 02/2005

Postato il Tuesday, 07 June @ 17:06:21 CEST di cml
 
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