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IL BRUTTO ANATROCCOLO
Armi ad aria compressa

CZ SLAVIA 631 CAL. 4,5 mm (.177)

(Estratto da un articolo di Claudio M. Leoni su Armi Magazine)



Questa carabina ad aria compressa con funzionamento a molla e di fascia economica, prodotto “entry-level” della nota Casa cecoslovacca, malgrado le aspettative non elevate non è stata all’altezza della situazione né della modesta somma richiesta per l’acquisto. Ma quando si è deciso di “metterci le mani dentro”, ci sono state ancora sorprese!



Premessa

Non pensate di alzarvi una mattina, dopo aver riflettuto tutta notte sull’acquisto da fare, gironzolare un po’ nelle vie cittadine, entrare in un’armeria qualsiasi e tornare a casa con la Cz Slavia 631: come tante altre carabine ad aria compressa, anche questa non è facile da trovare nelle armerie, forse a causa di una certa disattenzione di buona parte dei commercianti verso questo settore che, per quanto risulta, è invece in costante e progressiva crescita, grazie anche alla “liberalizzazione” – cioè alla libera vendita ai maggiorenni – di tutte le armi ad aria compressa che esprimono un’energia in volata eguale o inferiore a 7,5 Joules.
Detto ciò, per entrare in possesso di questa carabina, della quale avevo letto in rete pareri più che confortanti nonostante il bassissimo prezzo (intorno ai 90-100 dollari, che chissà perché vengono poi “tradotti” nella somma di 120-130 euro), ho dovuto rivolgermi a un negoziante disposto a procurarmela su prenotazione, e anche questo non è stato facile, sia pur nella grande metropoli milanese.
Dopo tre settimane di attesa, eccomi però finalmente in possesso di quella che credevo l’arma con il miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato italiano, opinione che ben presto però ho dovuto almeno in parte abbandonare: se dovessimo limitarci a giudicare dalla disponibilità e reperibilità dell’oggetto, ci sarebbero già numerose critiche da sollevare, tuttavia il mio compito principale è quello di esaminare il prodotto sotto l’aspetto tecnico.

Brutto anatroccolo. Davvero?

La Cz Slavia 631 è una carabina ad aria compressa in calibro 4,5 mm di fabbricazione ceca e importata in Italia da Bignami di Ora (Bz); la meccanica è basata sul funzionamento a molla, monocolpo, con canna basculante per l’armamento e sistema di puntamento a mire metalliche.
Appartiene, come ben vedremo anche sotto il profilo costruttivo, al settore delle carabine “entry-level”, e quindi di basso livello e basso costo, dedicate a chi si accosta per la prima volta all’attività del tiro informale.
La carabina viene consegnata nella solita scatola di cartone – comune a tante altre armi – in questo caso vistosamente marcata “Cz – Česká Zbrojovka”: al suo interno troviamo l’arma, inserita in una lunga busta di plastica trasparente, il certificato di garanzia (marcato Iso 9001!), il manuale d’istruzioni (manca la lingua italiana e l’importatore non allega alcuna traduzione) e un bersaglio con la prova di rosata effettuata in fabbrica. Quest’ultima – nell’esemplare in mio possesso – è di cinque colpi contenuti in un diametro di circa 20 millimetri: suppongo siano stati sparati dalla distanza accademica di 10 metri (non vedo precisazioni in merito) e già trovo questo dato un poco deludente … ma non voglio farmi suggestionare.
Se da una parte quindi la qualifica di “brutto anatroccolo” può essere azzeccata, dall’altra – appena tolta l’arma dall’imballaggio – mi trovo in mano un prodotto al quale non si è certo abituati in questa fascia, e cioè una carabina piuttosto imponente realizzata quasi interamente in legno e metallo, dove la presenza di materie plastiche si può rilevare solo per pochissimi dettagli: e questa, considerato anche il peso contenuto della 631, è stata per me una bella sorpresa. Certo, il livello delle finiture non è elevato, ma dobbiamo comunque e in modo obbiettivo tenere sempre a mente il basso prezzo pagato.

La coda in plastica …

Come ho accennato, si è in presenza di una carabina abbastanza massiccia, e questo in particolare a causa della parte anteriore, ove l’astina – alta, spessa e con l’impugnatura appiattita e spigolosa – contribuisce non poco, con la lunga canna, ad accentuare questa impressione. E in effetti la sensazione è poi confermata vedendo sia la misura della canna stessa (530 mm), sia quella dell’intera carabina, che si attesta “fuori tutto” a 1160 mm, con un peso che ne permette l’uso a una vasta gamma di tiratori, contenuto in soli 3100 grammi dichiarati dal costruttore (in realtà, 3245 grammi effettivi alla pesata, comunque pochi per un’arma ad aria compressa a molla di queste dimensioni).
La calciatura, in legno tinto in color noce chiaro, ha un aspetto tutto sommato gradevole anche se un po’ “retrò”, con la parte posteriore ambidestra, priva di poggiaguancia e dotata per motivi economici di un calciolo in plastica rigida molto sottile e per nulla piacevole alla vista e al tatto.
La calciatura posteriore si raccorda in modo gradevole con la liscia impugnatura a pistola, per terminare – con un inusuale gioco di forme – nell’astina massiccia e squadrata già citata, rifinita con un’ampia zigrinatura antiscivolo stampata in modo piuttosto grossolano.

… e la testa in metallo

La meccanica è contenuta in un fusto tubolare brunito che funge sia da struttura principale, sia direttamente da cilindro per lo scorrimento delle parti interne. Il fusto, alloggiato nella calciatura e sigillato all’estremità posteriore da un blocco a vite che ospita la sicura automatica e il semplice meccanismo di scatto, presenta al suo interno le parti principali dell’arma (guidamolla, molla, pistone e guarnizione del pistone) tutte realizzate con materiali di scarsa qualità. Nella sua parte superiore troviamo una slitta fresata per il montaggio degli attacchi dell’ottica, oltre a diverse scritte impresse direttamente nel metallo (scopro, ad esempio, solo grazie a queste incisioni, che il modello in questione è il “77 Lux”). Purtroppo la slitta non è standard, bensì da 14 mm e con gli intagli poco profondi: e questo complica parecchio il compito, di solito semplice, di chi vuole montare un cannocchiale.
La canna basculante si raccorda alla parte anteriore del fusto per mezzo di una grossa vite di connessione, sul cui asse il blocco di culatta e la canna stessa possono opportunamente ruotare durante l’armamento della carabina.
La canna accoglie alle sue opposte estremità gli organi di puntamento forniti di serie: una tacca di mira posta sul blocco di culatta e un tunnel avvitato su una “coda di rondine” posta sopra la volata. Queste mire sono di realizzazione economica, in lamierino metallico non troppo rifinito; la tacca è regolabile in alzo e deriva, rispettivamente per mezzo di una rotella numerata (che scorre con difficoltà) e di una vite accessibile soltanto con cacciavite non fornito in dotazione. Il tunnel presenta un paletto centrale di collimazione che, a giudizio di molti tiratori, risulta troppo corto rispetto alla tacca di mira e al diametro del tunnel stesso. Sotto il blocco di culatta troviamo il meccanismo di ritenzione in sede della canna, che si aziona a scorrimento per sbloccarla, operazione che ho trovato piuttosto antipatica da effettuare, perlomeno le prime volte.

Alla prova (I)

L’arma s’imbraccia piuttosto bene, il bilanciamento è buono e l’astina piatta trasmette la sensazione d’uso di una carabina “match” (ma è solo una sensazione fuggevole e limitata a quel particolare …). Apprua leggermente in modo quasi gradevole, e complessivamente questa maneggevolezza è finalmente un pregio che mi rincuora.
Con un po’ di pratica prendo finalmente confidenza con il sistema di sblocco della canna, effettivamente non molto comodo da usare ma che svolge il suo lavoro; subito dopo ho una sorpresa inaspettata: è molto più faticoso sbloccare la canna che ruotarla durante il caricamento, e cosa sono poi questi rumori di sfregamento?
Questo fatto mi insospettisce, anche basandomi sui ricordi della mia schiena durante la prova di una Diana 54 “full power”, che riuscì a sfiancarmi non poco: è vero, questa è una depotenziata di libera vendita, ma perché la molla offre così poca resistenza alla compressione? E perché questi attriti? Molte altre carabine depotenziate offrono parecchia resistenza in più senza alcuno sfregamento in fase di carica … E così, le aspettative venutesi a creare in me leggendo alcuni pareri e alcune recensioni in rete sulla Slavia 631 iniziano così a vacillare …
Carico un pallino economico, un Gamo Match, e più che fare risultato mi appresto a tirare per “capire” come funziona l’arma, ma lo sferragliare è da locomotiva e la carabina non è per niente “interpretabile”: e via così, uno dopo l’altro bersagli di ogni tipo si susseguono negli appositi parapalle in sessioni da cinque colpi ciascuna, senza risultati apprezzabili. Accade che dalla distanza di 10 metri a volte alcuni colpi non raggiungano neppure le sagome, mancandole clamorosamente (non a causa mia, lo chiarisco), con prestazioni assolutamente discontinue e incostanti, quasi a testimoniare un’eventuale perdita di pressione proveniente dal cilindro o a sottolineare la pessima influenza sul tiro degli attriti interni rilevati in precedenza.
No, in queste condizioni l’arma non è affidabile, non spara neppure in modo accettabile, è imprecisa e spesso il tiro appare fiacco, in particolare se confrontato con altri prodotti di pari livello.
Che fare?

E allora ci metto le mani

Per capirci qualcosa in più decido di smontarla, e una sera – in mezz’ora di lavoro (e di divertimento, devo ammetterlo) – seziono la carabina nelle sue parti principali.
Per operare in questo senso servono due attrezzi di facile reperibilità, presenti in tutte le cassette da lavoro: un cacciavite a lama piatta grossa per svitare tre viti e un sottile cacciavite a croce a fare da estrattore per una spina (ma anche un chiodo può essere utile allo scopo).
Separata la meccanica dalla calciatura (devono essere tolte tre grosse viti, due nella parte inferiore dell’astina, una sul ponticello), “cacciata” una spina e svitato il blocco a vite che sigilla il fusto nella parte posteriore, si accede con la massima facilità ai componenti essenziali dell’arma: è da notare che – normalmente – quando si smonta una carabina “springer”, la molla deve essere estratta e rimontata per mezzo di un apposito attrezzo chiamato compressore, che permette di tenere sotto controllo le dinamiche impreviste della molla stessa durante montaggio e rimontaggio, che potrebbero diventare anche pericolose per l’operatore.
Ebbene, la molla della Cz Slavia 631 “model 77 Lux” mi è sgusciata timidamente tra le dita, insieme con tutti gli altri componenti, non appena “tolto il tappo” dal fondo del cilindro: che arma stupefacente, questa è stata proprio un’ulteriore sorpresa!
Ma non è finita qui: e – appena smontati – subito si può notare che tutti i componenti sono assolutamente puliti, nuovi, il pistone con tracce evidenti di sfregamento e attrito; insomma, tutto ciò che è contenuto nel fusto non presenta la minima traccia di lubrificazione, qui tutto è secco e arido come la sabbia del deserto e scivola come sulla carta vetrata … ecco da dove proveniva quello strano sferragliare!
Il rimedio è presto descritto, ed è contenuto in questo caso in una confezione di grasso al bisolfuro di molibdeno, con il quale ho immediatamente provveduto a ingrassare in piccole quantità tutti i componenti interni della carabina.
A proposito di questi ultimi, in particolare va segnalato che il guidamolla è un pezzo veramente brutto e malfatto, realizzato in lamierino, e che la molla (che è il “motore” di una carabina “springer”) la dice già lunga da sé per il solo fatto di essere slittata fuori dalla sua sede e poi successivamente rimessa a posto senza alcuna reazione o resistenza: insomma, va bene che la carabina deve attestarsi al di sotto dei 7,5 Joules, ma qui sembra proprio che qualcuno abbia voluto essere eccessivamente parsimonioso nella sua progettazione e realizzazione. Infine, la guarnizione del pistone avrebbe dovuto essere di migliore qualità e tenuta.
Al di là di tutte le altre possibili considerazioni, che mi astengo dal fare, dopo questo semplice e breve intervento di manutenzione, ho provveduto a riassemblare la carabina.

Alla prova (II)

Rimontata l’arma, il desiderio è stato di provarla subito per vedere se emergevano significative differenze, tuttavia questa volta – non più preso di sorpresa dagli accadimenti – ho tenuto a portata di mano anche un cronoscopio, per vedere a puro titolo di curiosità la velocità d’uscita della Cz Slavia 631, ma soprattutto per verificare la costanza delle sue prestazioni, e quindi l’affidabilità globale della carabina.
I risultati ottenuti su quattro sessioni di tiro di cinque colpi ciascuna, effettuate con pallini Rws R10 da 7.7 gr (0,50 g) hanno rilevato una V0 massima di 128,0 m/s e una V0 minima di 115,8 m/s, con uno scostamento quindi di 12,2 m/s e una media di 120,4 m/s su 20 tiri.
Le prestazioni quindi non si rivelano affatto all’altezza di un’arma lunga ad aria compressa, anche se depotenziata, in quanto sono ampiamente (troppo) al di sotto dei limiti di legge e ricordano molto di più quelle di una pistola a CO2.
C’è da dire che, dopo l’intervento di manutenzione, la carabina non evidenzia più rumori di attrito e sfregamento e che l’uso che ne deriva è anche molto più piacevole: ma la prova al tiro, ora?
Sui 10 metri accademici, finalmente, non si evidenziano più risultati incontrollati (tranne qualche “flyer” occasionale) e riesco infatti a ottenere prestazioni pari o leggermente migliori a quelle del bersaglio di prova consegnato con la carabina, attestandomi infatti – nella migliore rosata di cinque colpi – in 19 millimetri di diametro.
Forse le prestazioni complessive sono inficiate anche dallo scatto, che anche se è in fin dei conti leggero, tuttavia (e qui rubo le parole a un amico che ha provato anch’egli la carabina) ha “un primo tempo eterno”, che innervosisce un po’ l’operatore probabilmente a discapito dei risultati.
Allo sparo, il ritorno di molla c’è, ma il rinculo si fa sentire davvero poco, proprio a causa della scarsa potenza espressa dall’arma.

Conclusioni

Parto dal presupposto che l’arma si colloca nella fascia di prezzo più bassa in assoluto sul mercato nazionale per confermare che non bisogna crearsi troppe aspettative prima dell’acquisto, che puntualmente non verrebbero confermate durante l’uso. Tuttavia è necessario aggiungere anche che, dopo l’intervento di manutenzione effettuato durante la stesura di questo articolo, la Cz Slavia 631 cambia in parte le proprie caratteristiche negative, trasformandosi in un’arma che in rapporto alla propria potenza (in questo caso troppo bassa e non ottimizzata) arriva sul bersaglio con discreta precisione. Tutto ciò può essere positivamente supportato dalla bella calciatura in legno, dall’assenza quasi totale di materiale plastico nei suoi componenti, dal buon bilanciamento e dal peso contenuto.
La Cz Slavia 631 è consigliabile per il tiro propedeutico senza pretese, ai nostalgici di questo modello e a chi vuole anche “metterci un po’ le mani”, in quanto necessita subito di un intervento che non si comprende perché non venga operato all’origine, in fabbrica.
Per acquistarla, però, dovete essere convinti, perché il brutto anatroccolo non riesce comunque a diventare un cigno: è una carabina tutto sommato onesta, ma con i suoi difetti e con alcune concorrenti agguerrite nella stessa fascia di mercato.

© Copyright cml - aria.compressa.org - Armi Magazine - Claudio M. Leoni

Postato il Thursday, 21 February @ 08:18:47 UTC di cml
 
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